Quei “cattivoni” che mi tengono in casa

Jean Piaget, il famoso psicologo ed epistemologo ginevrino (1896-1980), nella sua opera del 1932 “Il giudizio morale nel fanciullo”, mise in luce l’esistenza di stadi morali che riflettono di pari passo l’evoluzione dello sviluppo cognitivo e quindi la capacità di pensare in concreto o in astratto.

Piaget descrisse due tipi di moralità il cui sviluppo è proporzionale alla maturazione cognitiva. Non si tratta di stadi o di categorie dai confini invalicabili, anche se chiaramente individuabili. Il primo e primitivo stadio viene definito moralità eteronoma, interessa bambini dai 2 ai 7 anni: corrisponde allo stadio cognitivo caratterizzato dal pensiero concreto. Lo stadio successivo corrisponde a ciò che l’autore chiama moralità autonoma, rintracciabile nei bambini dai 7-8 anni in poi, i quali sono supportati da maggiori competenze cognitive.
È evidente che finché il bambino rimarrà legato al pensiero concreto, la sua morale sarà basata su aspetti concreti del comportamento, difficilmente sarà capace di considerazioni morali fondate su principi o valori universali in quanto, per processare quest’ultimi, sono necessarie competenze di astrazione.
In questo stadio dello sviluppo, un aspetto risulta essere particolarmente interessante e curioso: le azioni sono valutate non in base all’intenzionalità del soggetto agente bensì relativamente alle conseguenze, il focus viene posto sugli effetti di una specifica azione precedente.
Per indagare e distinguere tale tipo di andamento nello sviluppo morale, Piaget usò delle storie da far giudicare (“quale comportamento è più grave e perché”) a bambini di varie età.
Gli esiti rilevarono come la moralità più primitiva (eteronoma), si caratterizzi per l’impossibilità di considerare le intenzioni che hanno prodotto un’azione o condotto ad una decisione.
In questo caso, il giudizio si soffermerà esclusivamente sulle conseguenze superficiali.
Per i bambini più piccoli, a livello eteronomo, rompere 15 tazze involontariamente, magari nel tentativo maldestro di ottemperare ad un compito chiesto dai genitori, è considerata azione più grave del romperne una sola mentre si cerca di rubare la marmellata. Come su indicato, l’attenzione è posta sulle conseguenze, vi è incapacità cognitiva di cogliere il motivo sottostante ad un’azione.

Calato ai nostri giorni un ragionamento analogo, non può che condurre lo sguardo alla massa di popolazione insofferente (verso le autorità, la politica, le regole) in relazione alle misure adottate per il contenimento del corona virus.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.